(Corsicainfurmazione.org, Unità Naziunale, Publié le 123 aout 2026) Dans sa déclaration prononcée à Corti le 8 août 2026, Sicilia-Catalunya et l’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana présentent les nations historiques sans État comme des actrices potentielles de la construction européenne, et non comme de simples périphéries.
La Sicile, la Corse, la Sardaigne et d’autres territoires sont réunis autour de réalités communes : histoire, langue, culture, difficultés économiques et volonté de renforcer leur capacité à décider de leur avenir.
Le texte insiste particulièrement sur les enjeux économiques des territoires insulaires : dépendance à des décisions centralisées, exode des jeunes, difficulté à valoriser les ressources locales et accès insuffisant au crédit pour les petites et moyennes entreprises. La maîtrise des outils financiers est présentée comme une condition indispensable à la construction d’un développement réellement endogène.
La transition énergétique constitue un autre point central. Les grands projets éoliens et photovoltaïques sont jugés acceptables à condition que les populations locales participent aux décisions et bénéficient directement des retombées économiques. À défaut, la transition pourrait devenir, selon les auteurs, une nouvelle forme de dépendance économique au profit de groupes extérieurs.
Sicilia-Catalunya défend donc un renforcement des outils d’autogouvernement, permettant aux communautés de choisir leur modèle de développement en fonction de leurs spécificités historiques, culturelles et environnementales. L’expérience sicilienne de l’autonomie spéciale est présentée comme importante mais inachevée, avec la mise en garde contre une autonomie réduite à une simple gestion administrative.
La déclaration regarde également vers la Catalogne, présentée comme un exemple de valorisation simultanée de l’identité, de la langue et de l’ouverture internationale. À partir de ces convergences, Sicilia-Catalunya propose une Réseau permanent de coopération entre les nations historiques de Méditerranée, ouvert notamment à la Corse, la Sicile, la Sardaigne et la Catalogne, afin de développer des projets culturels, des échanges de jeunes, des initiatives européennes et un dialogue institutionnel durable.
Le texte s’appuie également sur une nouvelle perspective européenne concernant les îles, avec la stratégie de l’Union européenne pour les îles évoquée par les intervenants. Les territoires insulaires ne demanderaient pas des privilèges, mais la possibilité de participer pleinement à la définition de leur avenir.
Cette déclaration introduit une dimension plus pragmatique et programmatique : les aspirations nationales ne peuvent, selon ses auteurs, reposer uniquement sur l’idéal ou l’émotion. L’autonomie, l’autodétermination ou l’indépendance doivent être accompagnées d’une analyse politique rigoureuse, puis d’une capacité à programmer, planifier, proposer et associer les populations aux décisions. La conclusion résume cette ambition : faire des îles méditerranéennes des actrices responsables de leur propre avenir et non des périphéries de l’Europe.
Jean Rossi

DICHIARAZIONE DI CORTI,CORSICA 8 AGOSTO 2026
Signore e signori, illustri rappresentanti delle nazioni storiche e delle loro organizzazioni culturali e politiche, care amiche e cari amici, E’ con profonda emozione e con un forte senso di responsabilità che, a nome dell’Associazione Sicilia-Catalunya e dell’Istituto di Cultura Politica per la Questione Siciliana – xQS, porto il saluto della Sicilia in questa città, Corti, simbolo della storia e dell’identità del popolo corso. Siamo qui per affermare una convinzione semplice ma fondamentale: la Sicilia, la Corsica, la Sardegna, la Catalogna e tutte le altre nazioni storiche senza Stato non sono periferie d’Europa. Sono comunità con una storia, una lingua, una cultura e una precisa volontà di contribuire alla costruzione di un’Europa più democratica, più vicina ai popoli e più rispettosa della sua pluralità. Viviamo un tempo di grandi trasformazioni. Le tensioni geopolitiche, le sfide economiche, il declino demografico e la crisi della partecipazione democratica impongono nuove risposte. In questo scenario le nostre nazioni non possono limitarsi ad assistere agli eventi: devono esserne protagoniste. Corsica, Sicilia e Sardegna condividono molte delle stesse difficoltà. Sono, infatti, sfide comuni: La limitata capacità di determinare autonomamente il proprio modello di sviluppo economico, la dipendenza da sistemi decisionali centralizzati, lo spopolamento, la fuga dei giovani e la difficoltà di valorizzare pienamente le proprie risorse. A ciò si aggiunge la difficoltà di accesso al credito per le piccole e medie imprese locali. Sistemi bancari fortemente centralizzati e sempre meno radicati nei territori tendono spesso a privilegiare logiche finanziarie estranee alle esigenze delle nostre economie insulari, rendendo più difficile sostenere l’imprenditoria autoctona e gli investimenti produttivi. Senza adeguati strumenti finanziari è impossibile costruire uno sviluppo realmente endogeno e duraturo. Allo stesso modo, la transizione energetica non può trasformarsi in una nuova forma di colonizzazione economica. La diffusione di grandi impianti eolici e fotovoltaici deve essere accompagnata da una reale partecipazione delle comunità locali e da un’effettiva ricaduta economica sui territori interessati. Diversamente, il rischio è che il paesaggio venga profondamente trasformato mentre i principali benefici economici siano assorbiti da grandi gruppi industriali e finanziari esterni, lasciando alle popolazioni locali soltanto gli impatti sul territorio. La sostenibilità ambientale deve procedere insieme alla giustizia economica, alla tutela delle nostre comunità e al rispetto delle vocazioni dei territori. Per questo riteniamo indispensabile rafforzare gli strumenti dell’autogoverno, affinché le nostre comunità possano scegliere liberamente il proprio modello di sviluppo, nel rispetto delle loro specificità storiche, culturali e ambientali. Da siciliani guardiamo con rispetto al percorso che il popolo corso sta compiendo. La vostra ricerca di un nuovo equilibrio istituzionale dimostra vitalità politica e consapevolezza nazionale. La Sicilia porta con sé l’esperienza dello Statuto Speciale: importante, ma ancora incompiuta. Troppo spesso l’autonomia si è trasformata in semplice amministrazione, perdendo la sua originaria funzione di autogoverno. Per questo invitiamo a vigilare affinché l’autonomia sia uno strumento reale di responsabilità politica e non una concessione formale svuotata di contenuti. Guardiamo anche alla Catalogna con interesse per la sua capacità di valorizzare identità, lingua e proiezione internazionale, dimostrando che identità e modernità possono rafforzarsi reciprocamente. Per questo proponiamo la costituzione di una Rete Permanente di Cooperazione tra le Nazioni Storiche del Mediterraneo, aperta alla Corsica, alla Sicilia, alla Sardegna, alla Catalogna e a tutte le realtà che condividono questi valori. Una rete per promuovere iniziative culturali, scambi tra i giovani, progetti europei comuni e un dialogo istituzionale stabile. Non vogliamo costruire nuove divisioni, ma nuovi ponti. Crediamo in un’Europa delle comunità, delle culture e delle autonomie. In tal senso, cogliamo l’occasione di evidenziare ciò che potrebbe essere una nuova opportunità, ossia la Comunicazione della Commissione (COM 2026) 520def. del 10.06.2026, con cui L’Europa delinea finalmente la prima Strategia dell’UE per le isole riconoscendo che l’insularità non è un’eccezione locale, ma una questione Europea. Da Corti può partire un messaggio forte: le nostre isole non chiedono privilegi, ma rispetto, responsabilità e la possibilità di contribuire pienamente alla costruzione del proprio futuro in una visione Europea e Mediterranea. «Lo sviluppo non si impone ma si costruisce. Nasce dall’incontro tra la visione delle istituzioni e la partecipazione delle comunità, attraverso reti di cooperazione tra territori che condividono problemi, risorse e obiettivi.» Le aspirazioni di un popolo, per quanto forti e legittime, non possono vivere soltanto di emozioni o di ideali. Ogni comunità che aspiri ad una maggiore autonomia, all’autodeterminazione o all’indipendenza deve fondare il proprio percorso su una seria analisi politica. L’analisi politica non serve a confermare convinzioni già acquisite, ma a verificare con rigore la praticabilità delle diverse opzioni, le loro conseguenze concrete e l’utilità per la collettività. Essa comprende il funzionamento delle istituzioni, dei processi decisionali, degli equilibri internazionali e delle politiche sociali e pubbliche ed è fondamentale che riesca a formulare proposte credibili e sostenibili e valutare le conseguenze delle scelte proposte. L’analisi politica rappresenta il punto di partenza. Ma, da sola, non è sufficiente. Per trasformare una visione politica in sviluppo reale occorre affiancarle la capacità di programmare, pianificare, progettare e coinvolgere le comunità nei processi decisionali. È in questo passaggio che la politica diventa governo del territorio. Concludo con quello che vorremmo diventasse il motto della nostra collaborazione: « Le isole mediterranee non devono essere alla periferia dell’Europa, ma unite e solidali, sono principalmente le reali protagoniste e responsabili della costruzione del proprio avvenire ».
